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Leuca: la principessa bianca contesa tra i due mari

Estate. Tempo di vacanze meritate. Tempo di mete vicine e lontane ma tutte quante idonee, nell’immaginario collettivo dei turisti “no Alpitour”, a solleticare le fantasie che portano direzioni, soste, sogni che, stanche di rimanere sogni, si fanno realtà. Puglia, terra da sogno, quando i Pugliesi decidono di osservarla tradendo finalmente la scontatezza e la mediocrità dei luoghi comuni. Luogo comune è, per esempio, il costante impegno istituzionale volto a promuovere la vacanza “made in Puglia” all’esterno, senza però incidere su quella mentalità, tipicamente pugliese, portata ad escludere dalla “portata di mano” mete incantevoli a due passi da casa(si fa per dire perché la Puglia, si sa, è fallocraticamente..lunga). Così, muovendosi da Taranto per Manduria, Avetrana, Porto Cesareo, passando per Santa Caterina e S.Maria al Bagno e, promettendosi sosta in Gallipoli in serata, il paesaggio costiero inizia a riservare le sorprese più promesse dalle più belle cartoline acquistate anche a mò di segnalibro qua e là per il centralissimo corso Vittorio Emanuele in Lecce.

Come si presenta la costa

Il litorale, caratterizzato da bellissime baie che prendono il nome dalle torri di avvistamento delle incursioni ottomane (Torre Suda, Torre S.Giovanni, Torre Mozza, Torre Pali, Torre Vado, Torre San Gregorio, in sequenza fino a Capo S. Maria di Leuca), offre binomi incredibili di verde e azzurro. Nelle zone più rocciose (prevalenti) la macchia mediterranea è interrotta da qualche solitaria agave che stende delle braccia stanche al cielo e sembra non turbata dal vento di tramontana che rende il mare fermo e cristallino; la costa prevalente è bassa e rocciosa, ma non mancano, avvicinandosi a S.Maria di Leuca, paesaggi marini arricchiti da fiordi osservabili dall’alto, come nella marina di Castrignano del Capo. Il caso vuole che si scenda con scarpette da trekking. Più riposante e generoso è il paesaggio rurale che delimita la costa, ove, intervalli di muriccioli a secco, affaccio pregiato di pale di fico d’India in fiore, canneti e quadrilateri perfetti di terra arata, delimitata da zone coltivate ad ortaggi, incorniciano con la volta celeste un mare “sine pari”.

...e finalmente lei...Leuca

E finalmente Lei, Leuca, la principessa bianca contesa tra i due mari. Ispira evanescenze arabe, tutta vestita di bianco, servita da una collina che degrada  lentamente e che fa da odalisca. Si raccoglie tutta intorno al porticciolo, attraverso discese che portano gente al mercatino all’altezza del mare. Rende l’idea della casbah:  le palme curate e portate a ciuffo, il profumo d’incenso e il vento che passa tra gli scacciaspiriti, la mercante musulmana in penombra e qualche fiaccola di citronella accresce il fascino de “Le Mille e una Notte”. Qui si venerava Atena, al tempo della Magna Grecia, nel tempio sulle fondamenta dela quale, a seguito della cristianizzazione delle genti pagane, venne edificata una chiesa prima ed un santuario poi, oggi dedicato a Santa Maria De Finibus Terrae. Leuca, scelta di qualità e sintesi di stili di ampio respiro. Percorrendo la panoramica cadono all’occhio ville delle famiglie agiateche scelsero di ubicarvi la loro sosta estiva nello scorso secolo. Testimonianze dell’uso della “maniera” di architetti che spaziarono, cercando di interpretare le esigenze alloplastiche dei committenti, negli stili esotici più diversi: dal moresco all’egiziano e finanche al cinese. Il tempo per ripartire, non senza aver gustato nella nota pasticceria Martinucci un mini – pasticciotto, che, più che ricordare quello tipico leccese, ha qualcosa in comune con quelle che chiamano a Lisbona pastais de nata: un cestino di pasta frolla con della crema scottata in superficie.
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